Jean
Quella sera tutto sembrava avvolto in una nebbia che, a dirla tutta, sembrava la stessa tutte le sere. Era il paesaggio forse, immutato da anni, a farla sembrare sempre uguale, ma tutte le sere l'irregolaritą della rete di nebbia appariva sempre pił regolare. Il vento suonava i bambł con un ritmo jazzato, triste, non voluto. Le sue mani - del vento - bisognava immaginarle che scorrevano lunghe porzioni di una tastiera a ben vedere infinita. Era piacevole ascoltare questa melodia. E lo pensavano tutti, la luna, le stelle e Jean. La luna, le stelle e Jean la ascoltavano spesso. E a pensarci bene, forse era quello il motivo per il quale la nebbia, sģ, lei sembrava sempre la stessa: ogni piccola goccia si era conquistata nel tempo un suo posto, dal quale assisteva silenziosa ad uno spettacolo di suoni e movimento sempre diverso, ma ugualmente splendido. Il vento, infatti, suonava da dio. Lo spazio nel quale (
continua...)